Nel tuo sguardo c’è tutta la pace che manca al mondo
Dal bozzetto di Lorenzo Ferri su dettatura di Maria Valtorta alla rielaborazione a colori
Il mio percorso artistico — Dal bozzetto di Lorenzo Ferri colorato → Sindone → al Volto finale in digitale — 0 ORIGINE / 1 PRIMA / 2 DOPO Finale
Stampe su carta Hahnemühle Photo Rag — Daniela DL'79 — Opera depositata SIAE
Autore Daniela DL'79
Ho iniziato senza fretta, quasi in preghiera. Nove mesi, come un’attesa. Ogni giorno tornavo su quel volto. Prima la colorazione digitale manuale, pennellata dopo pennellata, cercando di non tradire il disegno originale. Poi il fotoritocco paziente per ricucire le ombre, per ridare profondità allo sguardo, per togliere il grigio del tempo dal bozzetto. Il passaggio più delicato è stato il fotomontaggio con la Sindone. Non volevo un collage, volevo una sovrapposizione d’anima. Ho studiato le proporzioni, le linee del naso, l’arcata sopraccigliare, ho sovrapposto con trasparenze al 12-15% per capire dove Ferri aveva già visto giusto. Infine l’upscale controllato, non per “ingrandire”, ma per restituire la morbidezza della pelle, quel velluto che solo una stampa Museum fine-art può tenere. Quando ho stampato la prima prova e l’ho vista con il passepartout bianco, ho pianto. Non per orgoglio — per pace. Per nove mesi avevo cercato un Volto, e alla fine era Lui che aveva cercato me.
Mistico e scrittrice (1897-1961), dal 1943 al 1951 trascrive in stato di veggenza un’opera di oltre 10.000 pagine: vita pubblica di Gesù vista con dettaglio cronistico, geografico, psicologico. Opera controversa per la Chiesa, amata da santi e teologi per la sua potenza narrativa. Non pretende dogma, offre contemplazione.
Questo è il passo autentico dettato da Maria Valtorta al pittore Lorenzo Ferri, come riportato nei suoi Quaderni:
“E io mi perdevo a contemplarne il volto e osservarne i più minuti particolari. E li ripeto una volta ancora. Capelli divisi alla metà del capo e ricadenti in lunghe ciocche sino alle spalle. Ondulati per un buon palmo, poi terminanti in vero ricciolo. Lucidi, sottili, ben ravviati, di un colore biondo acceso che specie nel ricciolo finale ha decise tonalità di rame. Fronte molto alta, bellissima, liscia come una fascia, dalle tempie lievemente incavate sulle quali le vene azzurrine mettono lievi ombre d’indaco trasparendo sotto la pelle bianchissima, di quel bianco speciale di certi individui di capelli rosso-biondi: un bianco di latte di una sfumatura appena tendente all’avorio ma con un ‘che’ lievissimo di azzurrino. Naso lungo e dritto, con appena una lieve curva in alto, verso gli occhi, un bellissimo naso sottile e ben modellato. Occhi incassati, bellissimi, del colore che ho tante volte descritto di zaffiro molto scuro. Sopracciglia e ciglia folte, ma non troppo, lunghe, belle, lucide, castano scure ma con una microscopica scintilla d’oro al vertice di ogni peluzzo. Bocca regolare, tendente al piccolo, ben modellata, somigliantissima a quella della Madre, dalle labbra giuste di grossezza, né troppo sottili da parere serpentine, né troppo pronunciate. Guance magre ma non scarne. Un ovale molto stretto e lungo ma bellissimo. La barba, folta sul mento e bipartita in due punte crespute, circonda, ma non copre, la bocca sino al labbro inferiore e sale sempre più corta verso le guance dove, all’altezza degli angoli della bocca, diviene corta corta, limitandosi a mettere un’ombra come di spolveratura di rame sul pallore delle guance. Essa è, dove è folta, di un color rame scuro: un biondo-rosso scuro. E così sono i baffi non molto folti e tenuti corti. Orecchie piccole ben modellate e molto unite al capo. Non sporgono affatto.”
— Maria Valtorta, Quaderni del 1944, pp. 316-317, Centro Editoriale Valtortiano
Quando mi dicono: “Gesù non poteva essere bello”
La nostra bellezza non viene dal nulla e non viene da noi, viene da Lui che ha voluto condividerla.
Noi non partecipiamo alla sua essenza come se fossimo Dio, ma siamo resi partecipi per dono di ciò che Lui è per essenza: del suo essere, della sua bontà, della sua bellezza.
Dire “per essenza” vuol dire che Dio non ha l’essere e gli attributi come parti aggiunte, ma che Lui è identicamente il suo Essere, la sua Bontà, la sua Bellezza. In Lui non c’è composizione. Noi invece siamo composti e riceviamo tutto per dono: esistiamo perché Lui ci fa esistere per amore, e siamo resi partecipi dei suoi attributi comunicabili, tra cui la bellezza.
Quando Gesù dice a santa Caterina “Io sono Colui che è, tu sei colei che non è”, le sta spiegando questo:
“Io sono Colui che è” — Io sono l’Essere per essenza. Io non ricevo l’essere da nessuno, Io SONO l’essere. In Me essere, bontà, bellezza coincidono. Io non ho la bellezza, Io SONO la Bellezza.
“Tu sei colei che non è” — Tu non hai l’essere da te stessa. La tua essenza è diversa dalla tua esistenza. Se Io ti lasciassi un istante, torneresti nel nulla da cui ti ho tratta. Tutto ciò che hai di vero, buono e bello non è tuo per natura, ti è dato perché Io te ne rendo partecipe.
Dio è la Bellezza per essenza, io sono bella perché Egli mi ha resa partecipe per dono della sua bellezza.
Poiché Dio stesso che è Bellezza ha preso un corpo, non può che essere bello anche nel corpo, perché è il corpo della Bellezza stessa.
— Riflessione di Daniela DL'79 - dal cartellino devozionale privato
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